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Facolta: Scienze della Comunicazione
Corso: Comunicazione d’impresa
Anteprima dell’appunto:

La Rete ha inevitabilmente cambiato il Dna delle forme di attivismo rispetto a trent’anni fa, quando il movimento studentesco del ’68 confidava nella forza amplificatrice dei soli megafoni, del passaparola generale o della pubblicazione di manifesti, volantini e fogli informativi. L’era di Internet e dei cosiddetti “personal media” ha profondamente rinnovato e potenziato gli orizzonti comunicativi della protesta.

“Il vantaggio maggiore è senz’altro quello di poter comunicare globalmente in modo veloce” spiega Jason Mark, attivista della ONG britannica Global Exchange “una volta per parlare con i nostri partners in Indonesia o Brasile dovevamo lottare continuamente contro problemi di tempo e con i costi elevati di telefono e fax. Oggi risolviamo tutto con una semplice e-mail” .

Notevoli sono i vantaggi di coordinamento che la Rete tramuta in organizzazione sul campo. Il punto di svolta si ebbe a partire dalla famosa protesta di Seattle del Novembre 1999, quando una folla eterogenea di attivisti impedì ai delegati del WTO di entrare nell’edificio in cui si teneva il meeting. La mobilitazione anti-capitalista del Social Forum di Seattle fu strategicamente organizzata e pianificata attraverso la Rete. L’uso di Internet in quell’occasione rese possibile la costruzione di relazioni, la creazione di network internazionali di supporto, la condivisione di informazioni e di risorse con un’efficienza e una velocità senza precedenti.

Tuttavia non si può assumere come esclusivo criterio di analisi del fenomeno quello del determinismo tecnologico. Castells ci dimostra come “la tecnologia non determina la società e neppure la società definisce il corso della trasformazione tecnologica” . La Rete, come Giano bifronte, mostra due facce della stessa medaglia. Se da un lato la sua natura globale, acentrica e multidirezionale le ha conferito l’immagine di paradiso utopico di altruismo, cooperazione e libertà d’espressione; dall’altro il frequente ricorso al computer-matching e alla dataveillance, soprattutto da parte del commercio elettronico, ha messo in evidenza la scarsa capacità della Rete nella protezione della sfera privata (privacy). Lo scambio d’informazioni attraverso Internet finisce spesso per aiutare il sistema di sorveglianza a conoscere le mosse degli attivisti e a prevenire la protesta.

Il primo capitolo, “Elementi di teoria sociale”, è stato inserito per collocare la ricerca entro determinate coordinate dell’analisi sociologica. In particolare si fa riferimento alle teorie di A.Giddens sulle conseguenze della modernità intesa come “radicalizzazione” della modernità stessa. La collocazione delle tesi di A.Giddens e altri sociologi, come Z. Bauman, U. Beck. J. B. Thompson, all’inizio della ricerca fornisce la giusta chiave di lettura dell’intero percorso di analisi. I “fattori di dinamismo della modernità” tracciati da A. Giddens definiscono il nuovo “ritmo” e “portata” del cambiamento sociale. In particolare, la “compressione spazio-temporale” ha accelerato il processo di globalizzazione della comunicazione e dato origine allo “spazio e tempo dei flussi” così come sono stati descritti da Castells nel “modello a rete”. La globalizzazione delle comunicazioni ha accelerato la formazione di quella che J. B. Thompson ha definito “comunanza despazializzata” che sta alla base del nuovo senso di responsabilità che si traduce molto spesso nelle campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica avviate dai movimenti sociali. Il paragrafo dedicato ai mass media è stato inserito per seguire un lineare percorso cronologico e segnare le principali differenze con le nuove tecnologie dell’informazione. Inoltre, i media mainstream, rappresentano ancora un importante punto di riferimento per i movimenti sociali sia in termini di estensione dell’audience raggiungibile a sostegno delle proprie cause sia per il conferimento di autorevolezza alle fonti dei media alternativi.

Il secondo capitolo restringe il punto di vista ai nuovi media e all’avvento della rivoluzione tecnologica informazionale. L’opera di riferimento in questo caso è la trilogia di M. Castells, Information Age, il cui approccio multidisciplinare e internazionale al fenomeno, ha consentito di analizzare la transizione al nuovo paradigma tecnologico utilizzando una panoramica globale nonché di approfondire alcune questioni relative all’assunzione del “sistema a rete” come modello organizzativo in ogni dimensione dell’agire umano. Il paragrafo dedicato al Digital Divide è stato inserito per evidenziare come la differenza fra coloro che hanno accesso alla Rete rispetto a coloro che non l’hanno ha aggiunto un’altra spaccatura cruciale alle fonti di disuguaglianza ed esclusione sociale (divides). Il Digital Divide ha condotto a riflettere sul fatto che forse è ancora prematuro parlare di “società globale dell’informazione” quando solo il 16 per cento della popolazione mondiale ha accesso alla Rete.


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