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Facolta: Scienze marittime e navali
Corso: Scienze strategiche
Anteprima dell’appunto:

Gli Stati Uniti dopo aver aiutato l’isola a liberarsi del dominio spagnolo nel 1898, imposero nel 1903 un emendamento con cui garantiva l’indipendenza conquistata in cambio della base di Guantanamo. Nel 1959, gli USA controllavano gran parte dell’economia cubana (petrolio, tabacco, elettricità) e avevano saldi rapporti con il dittatore Fulgencio Batista al quale erano assicurate sovvenzioni e sostegno politico. Quando il nuovo regime cubano, capeggiato da Fidel Castro, intraprese varie riforme che colpivano gli interessi americani, Washington diede un drastico taglio ai rapporti commerciali, fino a giungere ben presto alla rottura diplomatica e gettando, di fatto, Castro tra le braccia del “soccorso sovietico”. Il 17 aprile 1961 poi, si arrivò all’operazione Mangusta della Bahia de Cochinos (Baia dei Porci) dove circa 1.400 esuli anticastristi sbarcarono con il preciso compito di rovesciare Castro. Questa fu una colossale opportunità per Castro di provare la realtà del pericolo che Cuba correva nei confronti degli USA, il che giustificava ogni forma di difesa. Egli si rivolse così all’Unione sovietica che da parte sua era felice di sfruttare la situazione cubana per minacciare più pericolosamente Washington.
La crisi nasce ufficialmente il 14 ottobre, quando pervengono al Pentagono varie foto scattate su Cuba da un aereo spia U-2. In esse apparivano evidenti basi missilistiche a testata nucleare poste da unità militari sovietiche. La realtà delle cose fu tanto delicata da richiedere immediate consultazioni fra le più alte cariche dello stato, sia pur nel massimo riserbo. Fu solo il 22 ottobre, infatti, che il Presidente Kennedy pronunciò un discorso alla nazione in cui denunciava la minaccia sovietica ed assicurava una serie di iniziative volte al ritiro delle basi missilistiche a cominciare dal blocco navale per evitare l’arrivo a Cuba di ulteriori armi “offensive”. Con il blocco Washington avrebbe impedito l’arrivo di ulteriori navi sovietiche e nel frattempo avrebbero avviato un confronto serrato con Mosca. Era tuttavia da valutare la reazione che la flotta sovietica avrebbe tenuto, una volta bloccata, e quella statunitense di fronte ad un’eventuale forzatura del blocco. La crisi attraversò il suo momento peggiore tra il 22 ed il 25 ottobre in cui ad un First Strike nucleare sembrava mancare solo l’ordine di schiacciare il fatidico bottone. Il primo segnale positivo apparve, così, il 26 ottobre con una lettera di Kruscev indirizzata al presidente americano. In essa era avanzata la proposta di scambiare il ritiro dei missili sovietici con l’assicurazione che Cuba non sarebbe mai stata attaccata. Subentrò però, un parziale ripensamento sovietico e una nuova lettera fu spedita a Kennedy, questa volta non accomodante come quella del giorno prima, bensì molto più minacciosa. In essa veniva alzata la posta in quanto si chiedeva anche il ritiro dei missili americani Jupiter.
Robert Kennedy il fratello del Presidente, di cui era tra i primi consiglieri, ebbe una felice intuizione. Rispondere alla prima lettera, dichiarandosi favorevoli alla proposta in essa contenuta, senza considerare minimamente la successiva lettera di Kruscev.
Per fortuna la mattina del 28 ottobre Radio Mosca trasmise un nuovo messaggio di Kruscev con il quale si annunciava il ritiro da Cuba delle armi ritenute “offensive” dal governo americano: terminava così la crisi cubana dei missili.


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